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Insediamenti d’altura, piccoli villaggi fortificati in posizioni sommatali, usati dalle popolazioni liguri con le loro masserizie in epoca preromana ed oltre (V sec. a.C. - I sec. d.C.). Ne sono state individuate tracce in molte località, quali ad esempio Torre dell'Alpicella (IMPERIA ONEGLIA, STRADA SAVOIA II TRONCO PRESSO B&B ETHNOHOTEL VILLA ROSA DEI VENTI ), Monte Bignone e Monte Colma (Sanremo), Ciaixe e Monte Abeglio (Val Nervia), Rocca di Drego (Molini di Triora) ecc. Permangono anche in età romana, come documentano resti ceramici in essi rinvenuti, contrapponendosi ed integrandosi con gli insediamenti romani sorti lungo la costa, collegati alla viabilità principale.
Si suppone che anche il singolare sito fortificato di Campo Marzio, lungo la strada della Valle Argentina, sia stato utilizzato a fini militari fin dalla fase preromana. Di fatto i resti più cospicui sono relativi ad una potente fortificazione del VI-VII secolo d.C., di matrice bizantina e con funzione di controllo della pressante forza longobarda

Torre dell'Alpicella (IMPERIA ONEGLIA, STRADA SAVOIA II TRONCO PRESSO B&B ETHNOHOTEL VILLA ROSA DEI VENTI )

Sulla costa, si innalza la torre Alpicella, costruita al tempo delle scorrerie piratesche che terrorizzavano tutta la piana, da cui si gode di una splendida vista sulla costa e sulle Alpi liguri. La torre di Diano Marina si trova nel punto più alto di capo Berta, a 267 m sul livello del mare e, quindi, la sua posizione elevata fa pensare a funzioni di avvistamento più che di difesa: come si è avuto modo di indicare nell'introduzione, mentre lungo le coste si innalzavano torri armate per la difesa del territorio, sulle alture con ampia visuale sul mare si trovavano le torri-lanterna, prevalentemente destinate alle segnalazioni e armate solo per la propria difesa. A volte a questo uso venivano adibiti anche i mulini a vento che - pur destinati a sfruttare la ventilazione costante delle aree elevate, in zone povere di energia idraulica - per la loro ubicazione erano atti al controllo del territorio. La forma circolare e la posizione della torre dell'Alpicella potrebbero indicare quindi un mulino; tuttavia lo spessore della muratura - in pietra grezza locale - e la collocazione della porta d'ingresso a nord-est, soprelevata rispetto al piano di campagna, secondo una pratica difensiva caratteristica che si ritrova anche nella torre di Prarola, suggeriscono invece la destinazione a torre d'avvistamento. La torre dell'Alpicella è sormontata da una copertura tronco-conica caratteristica, di cui non sono noti altri esempi. E' pertanto difficile individuarne l'artefice e la datazione. Va infatti ricordato che sia la progettazione sia la costruzione delle difese costiere erano affidate all'iniziativa locale, a meno che non esistessero ragioni strategiche importanti, tali da consigliare l'intervento diretto della Repubblica. Le maestranze del luogo seguivano quindi criteri costruttivi personali a volte ricorrenti, il che consente in qualche caso di datare le torri e ricondurle al loro artefice

 

DIANO CALDERINA 

(Torre Saracena)

A poca distanza dall'abitato e dalla Chiesa di Diano Calderina, frazione di Diano Marina, si trovano i resti di una torre saracena. È un manufatto in abbandono, fortemente deteriorato. La sua posizione e la forma circolare possono suggerire un'originaria destinazione mista, di torre d'avvistamento e di mulino a vento, come altre simili del Ponente ligure (in particolare la torre Caso, la torre di Santa Croce, la torre di Capo Cervo). Vista da ponente sembra in buono stato ma, in realtà, sul versante di sud-est è completamente sventrata ed è totalmente priva di copertura. La muratura è di pietre rozzamente squadrate, irregolari, disposte a corsi orizzontali, con tracce dell'intonaco originale sia all'interno sia all'esterno della torre. Il varco di accesso è sul versante a nord. La caratteristica peculiare di questa torre è che sulla copertura del vano a volta si trovava un secondo corpo, di diametro più stretto, di cui restano solide tracce nel versante di ponente. Si può ipotizzare che fosse il braciere da cui partivano i segnali di fuoco e di fumo per allertare la popolazione e le torri in allineamento (resti di un altro braciere, collocato invece in prossimità del manufatto, si trovano presso la torre di Punta Manara). All'interno ci sono tracce di un terzo muretto basso, come fosse un sedile, profondo circa 30 cm. Come riferisce l'articolo a firma di F. Biga nella "Rivista Periodica di Studi Storici e Artistici della Communitas Diani" (anno 2000/01, pag. 21-26), la torre era collegata all'oratorio della chiesa di San Giacomo, situato a circa mezzo chilometro dal borgo, per mezzo di una galleria sotterranea lunga meno di un centinaio di metri. Tornò ad esercitare un ruolo attivo nella difesa del territorio, nel periodo 1747-1815, quando ci fu una ripresa di incursioni, sembra anche da parte di navi sabaude, in concorrenza con i Barbareschi nella caccia alle navi nemiche. Un altro elemento di particolare interesse sta nel fatto che sulla torre erano incisi ben due graffiti di navi: una probabile galea, all'esterno della torre, a est del varco di ingresso, a oggi esistente; e un probabile sciabecco all'interno della torre, sul versante meridionale, fotografato nel 1972 e poi crollato

 

CERVO

 

Epoca: X secolo per lo sviluppo medievale, I secolo a. C. per l’origine toponomastica del sito.

Posizione geografica: in Liguria riviera di Ponente, fra Alassio/Albenga e Imperia, Cervo è un piccolo Comune sul mare delimitato dall’Aurelia.

Conservazione: borgo e tutto il piccolo territorio comunale sono adeguatamente conservati e mantenuti per l’occhio dello storico e del turista.

Come arrivarci: dall'Ethnhotel Villa Rosa dei Venti ( Distanza 10 km ). Scendere direzione Diano Marina poi a S. Bartolomeo si arriva a Cervo si giunge in paese, arroccato sulla vecchia Aurelia.

Cenni storici.

Cervo, in provincia di Imperia, è un borgo medievale sul mare abitato da circa 1.200 persone. Le sue origini risalgono al 181 a.C., quando Cervo era una mansio lungo la Via Julia Augusta, oggi Via Aurelia.

Protetto da torri e mura cinquecentesche, vi si accede esclusivamente a piedi attraverso le porte medievali.

In epoca medievale fu feudo dei marchesi di Clavesana, sudditi della Repubblica di Genova.

Ancora oggi, perfettamente conservati, sono da ammirare la chiesa barocca di San Giovanni Battista, l'oratorio romanico di Santa Caterina che racchiude importanti affreschi del sedicesimo secolo ed il castello Clavesana del tredicesimo secolo. Al suo interno è allestito il Museo Etnografico del Ponente Ligure.

Numerosi, nel centro storico, i palazzotti padronali sui cui vicoli fervono i laboratori di vetro, ceramica, cuoi, oro, porcellane ed alcuni frantoi che lavorano secondo la tradizione antica del luogo.

 

IMPERIA-PORTO MAURIZIO (mura, porte)

 

Le mura di Porto Maurizio non esistono più, né la cerchia medievale, più stretta, né quella successiva, rinascimentale. La cerchia più recente comprendeva, seguendo la tecnica militare di allora, quattro baluardi sporgenti:
-della SS.Nunziata: dove fu poi costruita l'attuale Basilica di S. Maurizio
-di S.Bernardo (o del Macello): nella zona di fronte alla Basilica
-di S.Gio Batta (o della Foce o Miradore delle Erbe): è l'unico in parte rimasto, adiacente all'attuale Palestra Maggi (in via Barnabò Silorata)
-di S.Maurizio (o Miradore d'Oneglia): in cima all'attuale via Aurelio Saffi. La fortificazione è scomparsa, ma i muri di sostegno dei palazzi sulla Piazzetta Miradore inglobano ancora una piccola garitta, risalente probabilmente a quell'epoca.
e tre porte principali: L'antica Porta Martina di Porto Maurizio, ora rimontata a Genova, dove è nota come Porta Pila.
-Porta Martina: una doppia porta ad arco che fa capire quanto fosse piccola allora la città. Quella superiore è quella medievale ed è l'unica rimasta intatta. L'inferiore, rinascimentale, si trova in cima all'attuale via Carducci (ex Via Maria Cristina, luogo di nascita del poeta Conte Giuseppe). In passato era molto più grandiosa, ma la costruzione originale fu smontata e trasportata a Genova[3] dove per anni, col nome di Porta Pila, segnò la fine dell'attuale via XX Settembre. Quando questa strada fu allargata, la porta fu nuovamente spostata appena sopra la stazione di Brignole, dove si può vedere tuttora (e naturalmente non fu più restituita a Porto Maurizio, nonostante varie richieste in tal senso).
-Porta da Strà: era fra i baluardi della Nunziata e di S. Bernardo ed immetteva direttamente, dall'attuale via S. Maurizio, nel centro commerciale del borgo (Ina strà, l'attuale via Strafforello). Non ne resta più nulla
-Porta di S. Gio Batta (o della Foce o delle Erbe): nei pressi del bastione omonimo. Anche se la porta non esiste più, è comunque rimasto identico il sottopasso che porta verso Borgo Foce tramite la muntà di Féri ("salita dei ferri"), l'attuale via Bartolomeo Bossi
Esistevano infine due Portelli, di minore importanza perché solamente pedonali:
-il Portello di S. Maurizio: adiacente all'omonimo baluardo (nei pressi dell'attuale Salita Carrega), che immetteva su una mulattiera che scendeva velocemente a Borgo Marina attraverso gli orti (bràie). Anche questo è scomparso, ma quel percorso è rimasto nelle attuali vie (pedonali) Francesco Petrarca e Croce di Malta.
-il Portello delle Chiàzore (Purtéllu de Ciàsure): ancor oggi esistente e molto suggestivo (è in cima alla scalinata di via Fiume), che dal Parasio scendeva direttamente sulla scogliera sottostante (i cosiddetti Bundàsci o Ràttegh

IMPERIA-PORTO MAURIZIO (palazzo Lercari-Pagliari)

 

«Il Palazzo sorge nel centro del nucleo storico portorino, il cosiddetto Parasio, ed è destinato ad accogliere il costituendo Museo cittadino. Palazzo Lercari-Pagliari, dai nomi delle famiglie che lo abitarono, è un edificio storicamente stratificato con apporti murari dalla fine del XII al XVII secolo, con fasi principali medievali (XIV, XV secolo), rinascimentali (fine XV, XVI secolo) e testimonianze secondarie del XVII secolo. La fronte verso via Zara si presenta come un vero e proprio museo a cielo aperto per le sovrapposizioni di stili architettonici diversi: archi ogivali, a tutto sesto in pietra e mattone, bifore e aperture rettangolari. La facciata che prospetta su Piazza Pagliari è l'unico esempio, assieme all'interno del Palazzo, di architettura rinascimentale-manieristica della città. “All'interno particolarmente rilevante è il 'piano nobile' cui si accede attraverso uno scalone e la loggetta di sinistra: esso presenta soglie, portali, un caminetto in pietra nera scolpita di notevole finezza esecutiva e uno stupendo soffitto in travi lignee a vista”. Nel Palazzo è stata collocata la collezione epigrafica del Comune di Imperia, recuperata dopo anni di giacenza presso locali esterni, composta da cinque lapidi della Comunità di Porto Maurizio, comprese tra i secoli XIV e XVII e tre misure di capacità risalente al periodo medioevale

La Riviera dei Fiori è una delle zone più belle dellaLiguria, caratterizzata da un susseguirsi di paesi e graziose piccole città, spiagge e romantiche calette, parchi e giardini e scogliere a picco su mare.
La Riviera dei fiori nasce dalla perfetta fusione tra mare e terra, creando un luogo dove l’odore della salsedine si sposa con quello dei fiori.

Questa zona divenne famosa per le proprietà benefiche del suo clima, sempre gradevole e mite grazie alla protezione delle Alpi Marittime, ma fu durante la “Belle Epoque” che la Riviera dei Fiori divenne una celebre località turistica, amata dall’aristocrazia e dalla ricca borghesia europea.
In quest’epoca raggiunse il massimo culmine la passione per gli orti botanici, i giardini ed i fiori rari, e la Liguria si prestava così bene alla moda del giardinaggio esotico che molti personaggi costruirono qui le loro residenze estive, dotate di serre ed ampi spazi verdi

Questa zona divenne famosa per le proprietà benefiche del suo clima, sempre gradevole e mite grazie alla protezione delle Alpi Marittime, ma fu durante la “Belle Epoque” che la Riviera dei Fiori divenne una celebre località turistica, amata dall’aristocrazia e dalla ricca borghesia europea.
In quest’epoca raggiunse il massimo culmine la passione per gli orti botanici, i giardini ed i fiori rari, e la Liguria si prestava così bene alla moda del giardinaggio esotico che molti personaggi costruirono qui le loro residenze estive, dotate di serre ed ampi spazi verdi.

Percorrendo la “Strada dei Giardini della Riviera”, dal confine francese fino a Cervo, si possono ammirare le abitazioni ed i parchi, che si fondano nel meraviglioso paesaggio della costa della Liguria.

Molte delle ville sono meravigliosi esempi dello stile in voga tra il XIX ed il XX secolo, arricchiti da spettacolari giardini, veri capolavori d’architettura e di botanica, decorati da piante provenienti da tutto il mondo.

La Riviera dei Fiori fu la casa, infatti, di personaggi di spicco come: Alfred Nobel e la Regina Margherita di Savoia.

 

 

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